Patologia ovarica

La patologia ovarica neoplastica comprende le cisti ovariche benigne, i tumori ovarici borderline e i carcinomi ovarici.

Cisti ovariche benigne

Definizione:

Rappresentano il 10-20% di tutta la patologia ginecologica. L’esecuzione routinaria dell’ecografia transvaginale ha portato ad una aumentata individuazione di cisti annessi ali. Si distinguono in:

  • cisti follicolari
  • luteiniche o teco luteiniche (funzionali e quindi di scarsa importanza se non vanno incontro a complicanze, di solito emorragiche)
  • cisti dermoidi o teratomi cistici maturi (tumori a cellule germinali), che rappresentano il 20-25% dei tumori ovarici e spesso sono bilaterali e si manifestano in età anche molto giovanile e contengono cisti e peli
  • fibromi ovarici originanti dallo stroma, rari (4% di tutti i tumori ovarici), monolaterali
  • cistoadenomi sierosi e mucinosi (40% delle neoplasie ovariche benigne) che sono presenti anche dopo la menopausa , mono e bilaterali;
  • cisti endometriosiche, che contengono stroma e ghiandole endometri ali a livello dell’ovaio e sono le più comunemente riscontrate durante un intervento chirurgico
Diagnosi

Spesso asintomatiche, vengono diagnosticate casualmente durante un’ecografia di controllo. A volte danno dolore pelvico intermittente e acuto specie se vi è rottura o torsione. All’esplorazione bimanuale si può apprezzare la tumefazione a livello annessiale. Fondamentale per la diagnosi è l’ecografia trans-vaginale, che ci dà le caratteristiche morfo-strumentali (vegetazioni, papille, setti, spessore e regolarità della parete). Il Color-Doppler è utile per evidenziare la vascolarizzazione neoformata e i vasi a bassa resistenza. Il dosaggio del Ca 125 completa le indagini diagnostiche. Nei casi sospetti la laparoscopia dirime ogni dubbio.

Terapia

La terapia è più adeguata consiste nella rimozione della cisti laparoscopicamente. Di solito in rapporto all’età, si preferisce la terapia conservativa. La tecnica di asportazione conservativa della cisti si chiama stripping.

Tumori ovarici borderline

Definizione

Sono cisti caratterizzate da proliferazione cellulare e atipia nucleare in assenza di invasione stromale. Sono sierose, mucinose, endometriosiche, a cellule chiare o Tumori di Brenner.

Diagnosi

Esame clinico, ecografia transvaginale, Ca 125, Doppler.

Terapia

Secondo la stadi azione che avviene mediante laparoscopia, durante la quale si esegue un lavaggio peritoneale. Va personalizzata.

Carcinoma ovarico

Definizione

È collocabile al sesto posto al mondo tra i tumori della donna e rappresenta la più comune causa di morte per neoplasia ginecologica. Colpisce in prevalenza donne tra i 50 e 70 anni. I sintomi sono scarsi, le possibilità di screening sono poche, per cui la diagnosi viene fatta quasi sempre in fase avanzata. I tumori ovarici originano nel 90% dei casi dall’epitelio di superficie e si classificano in sierosi, mucinosi, endometrioidi, sieroso-papilliferi, a cellule chiare, indifferenziati.

Diagnosi

Insorge una sintomatologia addominale dolorosa, gravativa ai quadranti inferiori dell’addome oppure vi è aumento di volume dell’addome (masse addomino-pelviche e/o ascite). Con l’ecografia addomino-pelvica si evidenziano le masse che sono altamente sospette se si associa ascite, Ca 125 elevato (>200 U/ml), familiarità positiva per carcinoma ovarico o mammario. Nelle donne in menopausa il Ca 125 è sospetto già sopra 35 U/ml. TAC, RMN, clisma opaco e/o colonscopia sono necessarie per completare la stadi azione.

Terapia

La chirurgia è il momento fondamentale nel trattamento e della diagnosi del carcinoma ovarico allo stadio iniziale. Si asportano utero, annessi, omento, linfonodi e si eseguono biopsie multiple. Negli stadi avanzati non sempre è possibile effettuare un intervento radicale. Si tende comunque ad operare in modo da rimuovere il più possibile fino ad avere una massa tumorale residua compresa tra 0 e 3 cm. Si ottiene così una migliore risposta alla chemioterapia. Si può anche effettuare in casi limite una chirurgia d’intervallo con due opzioni terapeutiche. Una con l’impegno di effettuare un second-look a fine trattamento, l’altra di effettuare l’intervento chirurgico radicale dopo 3 cicli di chemioterapia primaria. In ogni caso il tumore ovarico richiede l’integrazione tra chirurgia e chemioterapia, alla quale tale neoplasia è molto sensibile